Preparazione del cavallo

L’ obbiettivo di un diverso modo di intendere il cavallo non può essere assolutamente l’agonismo. Ogni volta che si gareggia per un premio si perde di vista il cavallo. Se il cavaliere vuole essere in armonia con il suo cavallo deve innanzitutto conoscerlo nella sua psiche, nella sua anatomia e nella sua locomozione.
Tutte le volte che si sale a cavallo si addestra il cavallo. Una volta raggiunto un solido assetto ci si può occupare, anzi  ci si deve occupare dell’ addestramento. E questo addestramento non deve essere qualcosa di misterioso ma deve essere spiegato al cavaliere, in effetti il preparatore addestra sia il cavaliere sia il cavallo.  E’ necessario che l’istruttore sappia cosa fare e sappia poi anche spiegarlo al suo allievo in modo tale da renderlo autonomo e dargli un metodo per procedere da sé.
Il lavoro da terra, in libertà, è comunicazione con il cavallo, è il momento in cui si crea fiducia con il nostro compagno. Un passo dopo, con il lavoro alla corda, si interviene già sul corpo del cavallo. Ai proprietari di cavalli o anche ai ragazzi interessati si può insegnare  prima con la comunicazione attraverso il nostro corpo e la nostra voce e poi il vero e proprio lavoro alla corda con l’uso del capezzone.
In sella la messa in mano senza l’ausilio di nessun strumento di costrizione viene fatta con il metodo di Philippe Karl di cui Giulia Gaibazzi è istruttrice. Man mano che si procede con gli esercizi si acquista maggiore consapevolezza delle proprie azioni sul cavallo e si crea un intesa che verrà poi sfruttata nelle passeggiate.